<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Centro Studi Baden-Powell - Lupettismo e comunicazione

La "parlata nuova" di B.-P.
LUPETTISMO E COMUNICAZIONE

 

Comunicazione « cosa »


In questo tipo di argomenti prima di tutto dobbiamo intenderci sui termini, operazione indispensabile con i molteplici linguaggi odierni.
Partiamo da COMUNICAZIONE: è il concetto d’una relazione interpersonale che si fonda sulla partecipazione spirituale, attiva, con l’altro. Ed anche, secondo il recentissimo Treccani, « rendere partecipe qualcuno di un contenuto mentale o spirituale in un rapporto spesso privilegiato e interattivo ». Questa tra le definizioni riscontrate ci sembra quella che si addice meglio allo scautismo tutto ed al lupettismo in particolare.
La comunicazione è una delle esigenze fondamentali dell’uomo: per Emmanuel Mounier, leggiamo ne « Il personalismo », l’esperienza della persona è l’esperienza della seconda persona. Il tu ed il lui in noi precede l’io o almeno l’accompagna ed allorché la comunicazione si rilascia, l’io si corrompe o si perde.
Vanno precisate anche le differenze tra vari tipi di comunicazione e di comunicatori. Basti pensare, a proposito di questi ultimi, al comunicato-re-educatore protagonista della nostra comunicazione interpersonale e viceversa la nuova figura, sancita dalla CEE , del tecnico pubblicitario « Comunicatore d’impresa ». Così come a fianco della comunicazione interpersonale, abbiamo numerose altre comunicazioni. Citiamo tra le principali le comunicazioni sociali e le comunicazioni di massa.
La nostra definizione di comunicazione ci porta invece sulla via della COMUNIONE. Termine che nel cattolicesimo integra, completa e sublima nella sua più alta accezione la comunicazione.
Noi ci occupiamo oggi di comunicazione nell’educazione. Anzi in un particolare e specifico tipo di educazione: quella del metodo scout di Baden-Powell. Ed, all’interno d’esso, del suo primo fondamentale momento educativo: il LUPETTISMO.


Comunicazione e scautismo «perché »


Dopo aver detto comunicazione « cosa «, parleremo di comunicazione « perché » nello scautismo ed infine comunicazione « come « nel lupettismo.
La comunicazione è indispensabile per stabilire un rapporto interattivo e personale tra educatore ed educando come è richiesto e posto alla base del metodo di B.-P.
Attraverso questo rapporto di comunicazione l’educatore riesce a trasmettere e, ciò che più conta, a far ricevere valori. Non soltanto, ma riesce ad aiutare concretamente la formazione personale del carattere lungo l’intero arco dell’età evolutiva.
Inutile richiamare ancora l’abissale differenza con gli altri comunica-tori che oggi assediano ogni bambino, ogni ragazzo, ma potremmo dire benissimo ogni uomo ne ha tanti, troppi intornò a sé. Primi fra tutti i mass-media guidati da Sua Maestà la televisione. Essi trasmettono immagini che producono sentimenti, opinioni e giungono a persuasioni attraverso messaggi codificati ripetitivi (pubblicità), interpretazioni parziali, ma talora univoche (informazione), urla e silenzi. Pensate a questo proposito ad un episodio accaduto l’anno scorso e che ci riguarda da vìcino. I mass-media italiani non hanno mai parlato del Jamboree 1991 e perciò questo evento per l’universo della popolazione italiana semplicemente non è esistito.
Tornando al nostro educatore-comunicatore scout, esso cerca di stabilire una comunicazione valida con ogni singola persona membro della sua unità-comunità. Egli sa che lo scautismo gli chiede di educare alla e nella libertà.
Dagli inizi del nostro secolo irrompe e prorompe sulla scena mondiale dell’educazione giovanile il movimento scout basato sul metodo ideato e messo a punto da Baden-Powell. E rimane protagonista dopo decenni che hanno visto tutto: guerre, rivoluzioni, l’affermarsi ed il crollare di grandi ideologie. Queta sua vitalità a livello mondiale è la riprova pratica della convinzione teorica di tanti: lo scautismo è un metodo valido sia come valori che come comunicazione di essi alle nuove generazoni che si succedono.
Esso è stato definito magnificamente dal Forestier (grande assistente nazionale degli Scouts de France) « route de liberté » perché l’educazione scout è rispettosa della persona, anzi è basata e commisurata sulla singola persona che è protagonista, come Mowgli lo è nella Giungla di Kipling che B.-P. ha fatto genialmente « sua » nel e per il lupettismo.
B.-P. non si è mai lasciato sedurre ed incantare dall’educazione di massa, massificante e massificata dei « Moderni Principi » del nostro secolo. Ed ecco lo scontro tra l’essere. scout e l’essere « balilla » o « pioniere » e quant’altro di simile le dittature hanno inventato nel campo specifico della pseudo-educazione giovanile.
B.-P. ha caratterizzato lo scautismo con una « parlata nuova » differenziata nei tre momenti educativi da lui tracciati per le successive tappe dell’età evolutiva, ma unificati da un codice di comunicazione originale e diverso da tutti gli altri, un « linguaggio » proprio che ha consentito allo scautismo nel suo complesso di resistere ed esistere autonomo ed « identificato » in mezzo
all’oceano di linguaggi e messaggi che istante dopo istante si abbattono su ognuno di noi.
Dicevamo differenziato per i tre momenti educativi: viene accentuato il fantastico nel primo, l’avventuroso nel secondo ed il sociale nel terzo. Notate bene, diciamo « accentuato » perché caratterizzano il singolo momento, ma sono percorsi ed unificati da traiettorie parallele e continue che li attraversano tutti e che B.-P. ha sintetizzato per i « suoi educatori-comunicatori nei « 4 PUNTI »:

1) CARATTERE
2) SALUTE E FORZA FISICA
3) ABILITÀ MANUALE
4) SERVIZIO DEL PROSSIMO

(vedi la fondamentale pagina dei « Suggerimenti per l’educatore scout - Il libro dei Capi » di B.-P. con la tabella « Analisi del programma scout per l’educazione alla vita sociale »).

Comunicazione nel Lupettismo « come »


Nella prima branca la « parlata nuova » di B.-P. è quanto di più originale egli abbia creato all’interno del complessivo metodo scout.
Il linguaggio e l’atmosfera dell’ambiente fantastico della Giungla di Kipling, da lui rielaborata ed adattata pedagogicamente nel « Manuale dei Lupetti », riesce a mettere l’educatore « Vecchio Lupo » sullo stesso piano dell’educando.
Il rapporto di fratellanza paritaria viene accentuato dal clima di famiglia, anzi di « Famiglia Felice » in cui tuffa la comunità « Branco
Quale conseguenza toglie, per la prima volta nella storia dell’educazione, il « maestro » dalla cattedra ed il « pastore » dal pulpito e consente
loro di entrare da pari a pari dentro al mondo del bambino.
Ciò avviene con una magica chiave di codifica e decodifica della
comunicazione.
Infatti i Vecchi Lupi non sono grandi » educatori che disturbano il bambino nel suo chiuso e riservato mondo di giochi e fantasie proprio dell’età (si leggano al riguardo quanto hanno scritto i maggiori studiosi dell’età evolutiva da p. Gemelli al Piaget, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo).
I Vecchi Lupi sono personaggi, elementi indispensabili per « vivere
insieme « la vita della e nella Giungla, per giòcare assieme, cioè vivere
senza aggettivi secondo il « linguaggio » del bambino.
Il Vecchio Lupo è un elemento naturale come l’aria per respirare. E nessuno si sogna di mettere in discussione se è bene o no che l’aria ci
sia... Così è nel Branco il Vecchio Lupo per il Lupetto. Silenzioso e
indispensabile come il cuore. Ed è così che la rivoluzione metodologica operata da B.-P. con il Lupettismo dà i suoi frutti di comunicazione interattiva personale in tutti i momenti della vita del Branco. Sola condizione richiesta è che ogni Vecchio Lupo conosca i » ferri del mestiere » e sappia usarli: cioè che conosca il metodo e le sue tecniche. Per questo nello scatuismo tutto, ma nel lupettismo in particolare, assumono grande importanza i campi scuola. Altro strumento originale di comunicazione messo a punto da B.-P. a Gilwell e da lì diffusosi in tutto il mondo.
Nel campo scuola il Vecchio Lupo in determinati momenti si mette, entra, nella pelle » del Lupetto per capire meglio tutte le tecniche del metodo dal vivo sperimentandole su sé stesso. Inutile precisare che le « tecniche » cui ci riferiamo coincidono con i momenti forti della comunicazione nel Branco e con ogni singolo Lupetto.
Proviamo a visitarne alcuni e cominciamo proprio dalla


Comunicazione mediante la « parlata nuova »


Si tratta del linguaggio « giungla » impiegato dai Vecchi Lupi parlando sia a tutto il Branco che al Consiglio della Rupe ed a ciascun Lupetto.
Occorre equilibrio e buon senso, nonché precisa misura perché la giungla si forma « all’Altare ed al palo della Bandiera » intendendo con questo concetto che bisogna aiutare il bambino a conoscere il confine tra il fantastico del suo mondo ed il reale della società in cui vive. Dall’altro lato il bambino chiede serietà » nel suo gioco e quindi proprietà nell’impiego della terminologia ad esso relativa. Perché nell’età-lupetto giocare a... » è vivere.


Comunicazione mediante l’ambiente fantastico giungla


La stessa « parlata nuova » non avrebbe vita se non fosse immessa nella giusta « atmosfera » dell’ambiente fantastico scelto e proposto da B.-P.: la Giungla di Kipling. Per dare significato concreto a tutti i termini i Vecchi Lupi comunicatori-educatori secondo questo originale metodo debbono così creare tale atmosfera con tutti gli « ingredienti » a disposizione:
— personaggio e ruolo~~ di ciascun Vecchio Lupo
— storie di Mowgli narrate da Akela
— canti, danze, scenette (cioè « espressione giungla »)
— giochi giungla
— grandi cacce giungla. Tutto ben...
programmato
preparato
presentato
attuato
senza sbavature.


Comunicazione dei valori etici mediante la morale per tipi


Per essere compresi dal bambino usiamo un « linguaggio nuovo »che lo porta in un ambiente fantastico. In questo ambiente non vive solo ma in una COMUNITÀ che ha le sue regole, la sua LEGGE.
Il bambino non comprende ancora concetti astratti. Per lui « fare il bene » e « no.n fare il male » dicono assai poco.
Ma B.-P. ci consente di trasmettergli i valori morali attraverso la « morale per tipi » della Giungla. Ed il lupetto « sa » che Akela è forte,
buono e guida il Branco, che Baloo è buono, saggio e insegna la Legge, che Shere-Khan è prepotente e Tabaqui vile e perfido, che le Bandar sono
disordinate, disobbedienti e inconcludenti.
Notate che i « tipi » proposti dalla Giungla di Kipling e inseriti nel metodo da B.-P. sono categorici, sempre uguali a se stessi. Così è inimmaginabile un Akela vile o un Balco contro la legge e, sull’altro versante un Shere-Khan buono e mite ed un Tabaqui leale e coraggioso!
Unico essere dinamico è Mowgli che incarna il bambino che cresce giorno per giorno sino a diventare « adulto ». Allora, solo allora, lascerà il Branco e sarà la sua « Corsa di primavera ».
E per concludere, la « morale per tipi » consente così al bambino di comprendere il bene ed il male, secondo la sua « misura » ed identificare i singoli aspetti etici positivi e negativi, valori e disvalori. L’ideale positivo da raggiungere è per lui chiaro e concreto.


Comunicazione mediante lo spirito « Famiglia Felice»


Sul piano personale occorre aiutare il bambino a liberarsi dal soggettivismo e dall’egocentrismo; la famiglia naturale e la scuola spesso non bastano, secondo l’analisi di B.-P. Ed ecco allora il Branco, una comunità, vero inizio d’una vita sociale. Ma il bambino ha in sé un grande desiderio di gioia, di vivere nella gioia. La risposta di B.-P. è « non siate solo una famiglia, ma una Famiglia Felice! ». li passo è contenuto in una di quella ventina di pagine mirabili che costituiscono la Terza Parte del Manuale dei Lupetti e che ogni Vecchio Lupo dovrebbe non soltanto leggere e conoscere bene, ma anche meditare e scavare in profondità. Una comunità ordinata secondo la Legge e felice, con tutto ciò che comporta creare e mantenere tale spirito, compito essenziale nell’applicazione del metodo per il nostro Vechio Lupo educatore-comunicatore.

 

Comunicazione mediante il raccontare


E questo nostro Vecchio Lupo ha davanti a sé il momento certo più forte, tra i momenti forti della comunicazione nel metodo: narrare.
In particolare saranno Akela e Baloo i protagonisti del raccontare, le « storie di Mowgli », la vita di San Francesco e sopra a tutto e tutti il
Libro, specialmente le parabole evangeliche tanto comprensibili per i bambini. Utilizzava forse anche Gesù la morale per tipi?
Ma torniamo al narrare come comunicazione. Pensate a quanti modi vi sono di raccontare: dalla piatta lettura senz’anima, al brano enfatica-mente recitato vi è tutta una gamma. Ed anche qui occorre tecnica e misura per raccontare ai bambini e sintonizzarsi con loro sull’onda giusta.
Perciò l’arte del raccontare » per i Vecchi Lupi dovrebbe essere materia importantissima in ogni campo scuola perché è uno degli strumenti fondamentali per la comunicazione nel Branco tra il Vecchio Lupo ed ogni singolo lupetto.
E concludiamo questa carrellata di momenti forti con quello che tutti li riassume e sintetizza nell’età lupetto perché come abbiamo detto è il suo modo d’essere e di vivere.


Comunicazione mediante il gioco


Secondo B.-P. « il gioco è il primo grande educatore ». Proseguendo tutti i ragionamenti fatti possiamo definirlo il primo grande canale di comunicazione e comunicatore esso stesso. Da ciò deriva l’importanza che ogni Vecchio Lupo conosca a fondo « la tecnica del gioco nel Branco ». Non a caso le parole tra virgolette sono il titolo del famoso libro di giochi del Martin che è servito a generazioni di lupettisti dal 1947 ad oggi. Anche per quell’utile traccia di programma annuale passato alla storia minore del nostro lupettismo come Ciclo Martin, sul quale si basa nei concetti di fondo e con tutti gli aggiornamenti ed adeguamenti anche
il Lupettismo d’oggi.
Potremmo continuare a lungo perché il tema è troppo affascinante. In fondo LUPETTISMO è COMUNICAZIONE proprio perché è un metodo educatore.
Infatti se un metodo educativo non comunica non è né un metodo né
-un momento di educazione. Il Lupettismo è in pieno l’uno e l’altro.
Fulvio Janovitz
 
Consigli per alcune letture utili in relazione all'argomento "Comunicazione nel Lupettismo"
Alcuni consigli di letture scout sull’argomento:
la «terza parte " del Manuale dei Lupetti" di Baden-Powell - ed Nuova Fiordaliso
Il Libro dei Capi (Suggerimenti per l’educatore scout) di Baden-Powell - ed Nuova Fiordaliso
Introduzione a "Le storie di Mowgli" di R. Kipling - ed Nuova Fiordaliso
Il capitolo secondo “Espressione teatrale ed artistica”» da « La mia vita come un’avventura » di Baden-Powell - ed Nuova Fiordaliso





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